venerdì 17 gennaio 2014

La patria della liberté si scopre bacchettona

Io non so se lo status presidenziale di François Hollande gli consenta
di concedersi occasionalmente una passeggiata al Palais-Royal. Lì ogni giorno alle
cinque del pomeriggio, due secoli e mezzo fa, passeggiava invariabilmente Denis
Diderot che ne Il nipote di Rameau scriveva: «Lascio il mio spirito ai suoi ghiribizzi,
alla sua mobilità, alla sua incostanza; corre appresso a un’idea e subito dopo la
molla per un’altra. Le mie idee sono le mie puttane».

Per una curiosa coincidenza oggi Hollande rischia di essere impiccato (per lo meno dalla stampa) non tanto per le idee quanto per le puttane, ovvero, fuor di metafora, per la condotta sessuale
anziché per l’opera governativa e le promesse non mantenute.

Non ha senso. Che un presidente infili il casco e monti in scooter per andare a sollazzarsi
in una garçonnière, fossimo ai tempi in cui Diderot passeggiava indefesso,
desterebbe tutt’al più qualche risatina nei salotti o finirebbe nei gazzettini pettegoli,
i quali parlerebbero ammiccando di incontri fra una gran dama e un signore che
regge le sorti di un immaginario paese. Nessuno si sognerebbe di dare risposte alla
nazione, tanto meno in una conferenza stampa con seicento giornalisti. Hollande
dovrebbe sapere che i suoi guai di letto sono iniziati con la rivoluzione francese,
quando presero a circolare pamphlet contro gli appetiti lesbici e orgiastici di Maria
Antonietta; i quali, veri o presunti, si diffusero come fuoco fra le classi più ringhiose
e fecero identificare l’operato pubblico della regina col suo indaffararsi privato.
Nessuno ghigliottinerà Hollande, auspicabilmente, né per l’inaudita trasgressione di
avere un’amante né per il vizio sciovinista di farsi portare i croissant né per la più
grave diceria che il famoso casco fosse in realtà slacciato: tuttavia il moto d’animo
che alimenta il pubblico scandalo è lo stesso identico che portò all’istituzione primigenia,
naif e sanguinaria, della République. Purtroppo Diderot è nato 301 anni or
sono e nessuno, per quanto filosofo possa essere, dura tanto a lungo; peccato perché
forse si divertirebbe a scoprire che i tanto declamati valori della liberté e della
laicité alla fine hanno prodotto una bacchettoneria massimalista e tonta.

Lui era un libertino serio, ne I gioielli indiscreti dava voce a vagine poliglotte e già nel 1771 (nel
Supplément au voyage de Bougainville, se proprio avete vaghezza di controllare)
sosteneva che se l’amore è un sentimento allora è inutile recintarlo in gabbie legali
frutto di ragionamenti; in quei tempi bui l’idea parve più accettabile che ai tempi
luccicanti del mariage pour tous. Morto nel 1784, non ha fatto in tempo a vedere
né la rivoluzione né la sua conseguenza a lungo termine: l’involuzione francese.
Antonio Gurrado (tempi)

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