venerdì 24 gennaio 2014

Scuole paritarie affossate

Le Scuole paritarie libere di chiedere. È il paradossale approdo cui rischiano di andare incontro le 13.500 scuole paritarie italiane alla fine di quest’anno scolastico, se il governo non dovesse riuscire a sbrogliare gli intricati nodi che prendono inomi di Imu e Tares, calcoltate come normali aziende. Perché, senza un rapido intervento, i due balzelli che lambiscono solo di striscio le scuole statali, potrebbero piombare come una durissima mazzata sui bilanci di quelle paritarie.

Mentre la prima gamba del sistemapubblico integrato dell’istruzione nazionale, la scuola statale – per cui lo Stato spende 57,6 miliardi di euro l’anno –, è esentata per intero dal versamento della tas-
sa sugli immobili e deve corrispondere al fisco italiano solamente una quota minima standard a studente per il pagamento della Tares, grazie anche alla parziale copertura da parte dello Stato in ragio
ne dell’importante servizio da essa svolto,così, purtroppo, non accade per la scuola paritaria. Che pure svolge la medesima funzione, collaborando all’educazionedegli 8.938.005 studenti italiani, e costitu-
isce di diritto il secondo pilastro del sistema. Garantendo peraltro, secondo l’Ocse,
un risparmio per le casse dell’erario pari a6,3 miliardi di euro l’anno, a fronte di unesiguo contributo statale che nemmeno raggiunge i 500 milioni. Le scuole paritarie ospitano 1.072.560 studenti, pari al 12 percento del totale, praticamente un ragazzo su otto. Studenti che singolarmente costa-
no allo Stato quasi 6 mila euro in meno diquelli delle statali, ma per la cui istruzione
i genitori pagano due volte, una con le rette e un’altra con le tasse. Ora, come se ciò non bastasse, le paritarie rischiano di essere penalizzate dal combinato disposto delle due stangate fiscali: Imu e Tares, o Tasie Tari, come si chiameranno, a partire dal 2014, l’imposta sugli immobili e quella sulla riscossione dei rifiuti.
Gli istituti privati parificati, in Italia, dovrebbero godere di pari trattamento rispetto a quelli statali, come prevedono. (dalla rivista Tempi)

Nessun commento:

Posta un commento