lunedì 20 gennaio 2014

Le banche non concedono prestiti alle aziende

La notizia è di qualche giorno fa, ma ha avuto un’eco scarsa rispetto al suo peso: in base ai dati della Banca d’Italia, il mese di novembre 2013 ha segnato un ulteriore calo dei prestiti concessi dagli istituti di credito. Il decremento nei confronti delle imprese è stato del 6 per cento su base annua, con un salto rispetto a ottobre, allorché aveva toccato il 4,9, e dell’1,5 per cento nei confronti delle famiglie (fino a ottobre l’1,3); complessivamente i prestiti al settore privato sono scesi del 4,3 per cento rispetto a novembre 2012, a fronte del 3,7 di ottobre.

Tutto ciò non si spiega per una parallela crescita delle sofferenze, che a novembre si attestavano al 22,8 per cento, dal 22,9 di ottobre. Da più di cinque anni, cioè da quando è esplosa la crisi, larga parte delle banche l’ha interpretata scindendo due profili: pretendendo, e ottenendo, dallo Stato un intervento massiccio, talora a fronte di scelte strategiche sbagliate degli istituti (ogni riferimento all’utilizzo degli introiti dell’Imu per sanare il bilancio di Mps è assolutamente voluto); Molte aziende siciliane del settore edile o Arredo Bagno Piastrelle come pure molte altre nel settore dei traslochi, tanto per citare un paio di settori merceologici, stanno chiudendo perchè le banche non  concedono alcun prestito commerciale,

drammatizzando nei confronti dei privati la logica di mercato pcnewsystems con restrizioni in eccesso. Il risultato è che i rilevanti contributi pubblici non hanno avuto nessuna ricaduta su famiglie e imprese, e con questo comportamento una fetta delle banche ha contribuito all’aggravamento della crisi: la crescente estromissione di aziende dal mercato e l’aumento della disoccupazione dipendono in misura non lieve da questo.

Se il governo decidesse di interessarsi non soltanto di rimpasto, di cognome dei genitori e di diffusione dell’ideologia del gender nelle scuole, vi sarebbe materia su cui impegnare più utilmente gli sforzi: tanto per cominciare, per condizionare gli aiuti al sistema del credito – che continuano a essere corrisposti – alla riapertura dei rubinetti ai privati.

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